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Tutti noi siamo costantemente in viaggio alla ricerca di noi stessi. La Programmazione Neuro Liguistica (PNL) ci ha insegnato il valore delle giuste domande per trovare risposte di valore. Sull’argomento mi ha appassionato un interessante testo sullo sviluppo personale: Se solo potessi di Max Formisano (Edizione Franco Angeli – 192 pagine – 22 euro) è un bellissimo viaggio alla scoperta della nostra essenza.

Se solo potessi… è una frase che spesso ci diciamo per giustificarci… per addossare agli ostacoli che incontriamo i nostri insuccessi…

Trasformare questa frase in “io, da oggi, finalmente posso” è la sfida che ognuno di noi può vincere con coraggio, superando le proprie paure, aprendo lo scrigno segreto delle nostre potenzialità.

Queste 9 domande possono essere un utile spunto d’analisi e nove tappe fondamentali alla scoperta di sé.

  1. Se solo potessi avere una forte autostima come cambierebbero le mie azioni?

Mr. Infelice – Ama eclissarsi, confondersi nelle masse, omologarsi. Riesce a sentirsi sempre inferiore agli altri, fugge le situazioni, vivendo avvolto nel dubbio e nel dilemma. Fare o non fare? Schiacciato dal pesante fardello dell’inferiorità vede gli altri scendere in campo e vincere la partita.

Mr. Figo – Si sente superiore a qualunque essere gli si avvicini ed in modo spesso aggressivo e presuntuoso vuole sempre avere ragione. Non ascolta, non ammette gli errori, non chiede “scusa”.

Questi sono gli estremi dell’autostima. Chi si scusa troppo e chi non si scusa mai. Tra chi subisce prepotenze e chi le fa. Tra chi ha sempre sensi di colpa e chi se ne frega sempre. Tra chi critica sempre se stesso e chi critica sempre gli altri. Tra chi si paragona agli altri per sminuirsi e chi per elevarsi. Entrambi comunque sono invidiosi, gelosi, dipendenti dai risultati ed alla continua ricerca di approvazione.

L’autostima è qualcosa che cresce dentro di noi lentamente nel tempo. E’ lo specchio della nostra identità. Una sana autostima è legata alla capacità di sviluppare chiarezza, consapevolezza e coerenza su chi si è (identità) e sullo “scopo” della nostra vita (missione), su quali cose sono importanti per noi (valori) e sulle proprie convinzioni più importanti (credenze). Nasce dalla comprensione dei propri talenti e capacità.

L’autostima è influenzata da diversi fattori: prima di tutto dal comportamento dei nostri genitori, che con i loro messaggi affettuosi o aggressivi, pongono le basi della nostra autostima. E’ il loro “ti amo e ti accetto per come sei” e il loro educare per stimoli e lodi che ci permette di crescer una sana autostima.

Poi dalla scuola. Maestri in grado di guidarci, con un sano processo educativo in grado di sottolineare i successi e stimolarci negli insuccessi, evitando di appiattirci verso la mediocrità, sono fonte primaria per la nostra autostima.

Le persone con una buona autostima hanno un approccio empatico e “morbido” alla vita, vedono gli altri non come una minaccia o una pietra di paragone su cui attaccare l’etichetta “superiore od inferiore” Sanno evitare di usare gli allucinogeni della società:

  • Risultati – valgo solo se raggiungo risultati
  • Paragoni – valgo solo se sono meglio di qualcun altro
  • Approvazioni – mi sento bene solo se ho l’approvazione altrui

2. Se solo riuscissi a vivere di più nel presente quanto vivrei meglio?

Troppo spesso, vivendo rimuginando sul passato ed agitandoci su ipotetiche preoccupazioni future, ci dimentichiamo di vivere il presente, Tormentati dai rimpianti e preoccupati dal futuro non godiamo del “qui ed ora”. Ma gran parte della nostra capacità di vivere una vita felice dipende proprio dalla nostra capacità di vivere il presente. E nel presente spesso ci rifugiamo in palliativi di felicità mediocri: programmi televisivi “spazzatura” (grande fratello, fiction di bassa lega, squallidi talk show, tronisti insignificanti…), videogiochi, giornali scandalistici, maghi, santoni, fattucchiere, navigazioni internet improduttive. Tutte attività che cannibalizzano il nostro tempo senza aggiungere valore e felicità alla nostra vita.

Viviamo poi il spesso un passato “limitante” fatto di ricordi e rimorsi che ingigantisce le esperienze negative. Un passato fatto di mancati perdoni ai torti subiti che trascina nel presente il peso di stati d’animo negativi. La strada verso la felicità rimembra il passato solo per potenziare il presente, analizzandolo per aumentare la nostra esperienza per evitare gli errori, per prenderne insegnamenti preziosi, “lasciando andare” gli eventi amari della vita.

Allo stesso modo troppo spesso corriamo il rischio di approcciarci al futuro in modo limitante, basato sull’assioma “sarà felice quando…” rimandando la felicità ad eventi che magari non arriveranno mai perché ci si dimentica di darsi obiettivi chiari, definiti nel tempo e legati ad azioni pratiche per raggiungerli.

3. Se solo riuscissi a non usare alibi e lamentele, cosa raggiungerei?

“Io non c’entro, non è colpa mia!”. Ci sentiamo vittime delle circostanze, degli eventi, di un destino avverso. E’ sempre colpa di qualcun altro: il collega, la moglie, il vicino, la società, lo stato, la religione… gli altri. Così facendo ci deresponsabilizziamo.

Applichiamo lo schema CDC – “Come e dove capita” che non ci permetta di scoprire soluzioni nuove ai problemi che la vita ci presenta, ponendoci alla mercé della casualità. Ci lasciamo giustificare dai nostri alibi, dalle nostre giustificazioni e scuse.

Ci giustifichiamo con la frase “Ed io che ci posso fare?”, vivendo nella confusione una vita dissociata quasi non fosse la nostra, in modo incostante senza un briciolo di determinazione e senza una direzione chiara.

La strada verso il successo e la felicità va verso la direzione opposta, quella che ci rende consapevoli che le nostre scelte determinano il nostro percorso e la nostra vita, e che ognuno è responsabile della propria esistenza.

Applica uno schema di vita diverso riassunto dall’acronimo CDV – “Come e dove voglio”. Un approccio che prende in mano gli eventi con responsabilità, li affronta con creatività, riflessione, determinazione, trovando soluzioni ai problemi. Le persone che vivono con questo approccio si pongono sempre la produttiva domanda “E io cosa posso fare per…”, che ci porta verso l’azione.

4. Se solo la smettessi di teorizzare e passassi alla pratica, che risultati otterrei?

Un sacco di persone hanno sogni nel cassetto, ma pochi fanno qualcosa affinché si realizzino.

Molte persone iniziano un progetto ricche di entusiasmo: una dieta, uno sport, un libro, un progetto… ma quanti riescono a portarlo a termine senza ricadere nell’inattività e nell’autocommiserazione?

L’80% delle persone normalmente anela a migliorarsi ma non riesce a trovare l’energia per farlo. Speso l’errore è che ci si focalizza sul migliorare i propri punti di debolezza invece che direzionare e il proprio allenamento sul miglioramento dei propri punti di forza, sui propri talenti, su ciò che amiamo e ci piace fare in modo da raggiungere l’eccellenza in ciò che ci appassiona e per cui siamo portati.

Perché non provare a focalizzare i nostri sforzi?  Chiarire con un focus interno la nostra identità, missione, i nostri valori, comprendendo i nostri talenti, per poi successivamente concentrarci su i nostri obiettivi.

Impariamo ad eliminare le attività che cannibalizzano il nostro tempo e a focalizzarci sugli obiettivi che ci porteranno grandi benefici nel lungo termine, permettendoci di imparare durante il cammino.

Ma tutta sarà inutile se ci si fermerà alla teoria senza passare all’azione. Alza il culo! Un’esortazione forte che ci spinge verso l’azione, l’autodisciplina, l’impegno. Serve pianificazione, programmazione, coraggio e buona volontà. Dobbiamo però fare attenzione a non concentrarci su attività che portano scarsi risultati pratici perché “uno dei modi peggiori di usare il tempo è far bene qualcosa di inutile!”.

Ricordiamoci di mettere le cose per iscritto, cambiare strategia ogni volta che serve, rivedere le nostre tattiche, pensare positivamente coltivando l’ottimismo e cercando di fare le cose divertendosi!

Serve uscire dalla confortevole zona che conosciamo della nostra routine, delle nostre abitudini. Serve spezzare le resistenze al cambiamento per addentrarci in nuovi scenari. Serve superare le nostre scuse di non aver tempo e le nostre paure. Per farlo facciamoci una semplice domanda: “Quanto mi è costato in termini relazionali, professionali, fisici la non realizzazione del mio progetto?”. Poche chiacchiere. Azione.

5. Se solo potessi capire gli altri quanto sarebbe migliore la mia vita?

Tutti abbiamo vissuto incomprensioni con il nostro Partner o ci siamo trovati in discussioni nelle quali non riuscivamo a capire il punto di vista dell’altro e a far capire il nostro. Ogni persone è un individuo unico, irripetibile, con una sua differente personalità ed un diverso modo di percepire.

Ma la verità è oggettiva o soggettiva?

Uno dei cardini della comunicazione è che “la mappa non è il territorio”. Ciò significa che ognuno ha una sua rappresentazione interna della realtà, diversa da quello delle altre persone. Di conseguenza quando discutiamo con un altro individuo proviamo a confrontarci con queste diverse rappresentazioni della realtà.

Ognuno ha quindi il suo mondo soggettivo e che quindi non esiste un mondo oggettivo. E’ fondamentale quindi aprirsi a questo mondo altrui con flessibilità, sapendo interpretare visioni della realtà diverse dalla nostra per comunicare in modo produttivo, senza arroccarci sulle proprie posizioni.

Aprirsi a nuovi modi di pensare, integrare i pensieri e le prospettive significa crescere. Ma per fare ciò dobbiamo riuscire a porci di fronte agli eventi in tre differenti posizioni percettive:

  • Quella del mio punto di vista: prima di tutto dobbiamo capirci e capire come interpretiamo noi le cose che ci accadono. Non sempre è così banale
  • Quella del punto di vista dell’altro (tu) – il mettersi nei panni dell’altro e vedere le cose dal suo punto di vista
  • Quelle del loro punto di vista – cioè osservare la situazione da un punto di vista terzo, dissociato, come se fossimo una terza persona, ideale per filtrare il nostro giudizio emotivo.

Vuoi un consiglio? Non ascoltare consigli. E non darne se non ti sono chiesti. Non è possibile dare indicazioni se non conosciamo a fondo le esperienze e la personalità dell’altro, e la sua mappa del mondo.

6. Se solo potessi scegliere le convinzioni più utili da usare, quanto migliorerebbe la mia vita?

Henry Ford diceva “Che tu creda di farcela o di non farcela avrai comunque ragione”.

Le nostre convinzioni guidano le nostre scelte ed il nostro destino. Perché non riflettere quindi su quali convinzioni limitanti influiscono sulla nostra vita? Le credenze sono affermazioni personali che riteniamo vere. Il nostro cervello farà di tutto per seguirle e vederle realizzate al punto da poter definire le nostre credenze delle “profezie auto realizzanti”, in quanto saremo in grado di guidare le situazioni affinché le nostre convinzioni trovino conferma nei fatti.

Le nostre credenze quindi hanno il potere di indirizzare le nostre scelte. E’ bene allora saper riconoscere e distinguere le credenze limitanti dalle credenze potenzianti. Le prime non permettono di sfruttare le nostre risorse e tendono ad affossarci, le seconde viceversa sono da supporto alla nostra crescita ed al raggiungimento dei nostri obiettivi. Di conseguenza per raggiungere un obiettivo è fondamentale individuare la credenza più coerente ed amplificarla.

Nell’elaborare le informazioni che ci arrivano dal mondo esterno ogni persona mette in atto tre meccanismi automatici del nostro cervello:

  1. La generalizzazione, ossia la rendere universale un elemento unico. Questa capacità ci permette di svolgere in modo automatico attività ripetitive, come guidare o riconoscere oggetti, ma ha anche lo svantaggio di limitarci come quando ad esempio ci diciamo “non riuscirò mai a capire questo testo” o “tutti mi odiano”. Attenzione: u-sare nei nostri ragionamenti parole come tutti, mai, sempre, ogni volta può essere rischioso e limitante.
  2. Cancellazioni – Non potendo elaborare e memorizzare una quantità infinita di informazioni e stimoli esterni, il nostro cervello usa il meccanismo di filtrarne una determinata parte eliminandone le restanti. Questo meccanismo, utile per sopravvivere, può essere pericoloso se cancelliamo informazioni utili o significative. E’ il caso in cui ci diciamo affermazioni come “sono un perdente” o “gli altri hanno successo io no”, cancellando invece informazioni che contestualizzerebbero queste affermazioni, riportando l’autostima ad un livello accettabile.
  3. Distorsioni – Ogni persona nel valutare gli accadimenti della propria vita è solita ristrutturare gli eventi causa – effetto e distorcere la realtà, alla ricerca di elementi che possano confermare le proprie convinzioni. Queste distorsioni possono essere negative o potenzianti. Consci di questa caratteristica del nostro cervello dobbiamo cercare di farla lavorare a nostro favore cercando di distorcere le informazioni verso distorsioni positive. p.e. pensando al futuro in modo ottimistico al di la della giornata che ci attende).

Ricordiamoci che è possibile cambiare le nostre credenze limitanti e svilupparne di nuove potenzianti in modo consapevole. In fondo quante convinzioni che ritenevate dogmi immutabili avete già cambiato?

7. Se solo potessi imparare dagli errori, quanti ne eviterei in futuro?

Spesso nella vita si capita di ricadere negli stessi errori. Sbagliare è umano, ma perché perseveriamo?

Come mai accade ciò? Per evitare di ricadere nei soliti errori è importante chiedersi “Cosa ho capito da questa esperienza”? “Cosa farò di diverso la prossima volta”?

Le due leve che ci guidano nella vita sono il dolore o il piacere. Scappare da un dolore o raggiungere un piacere sono le principali motivazioni di scelta delle persone. Per alcuni caratteri la leva principale è la prima, per altri la seconda. Entrambe le forme ci permettono di rielaborare le nostre esperienze e di far si di imparare dagli errori. Per far si di non soffrire di nuovo o per raggiungere un maggior piacere in futuro.

David Kolb ci ha aiutato a fare chiarezza sulle diverse fasi che guidano il nostro apprendimento: 1. l’esperienza concreta -> 2. La riflessione su quanto accaduto ->3. la teorizzazione ed elaborazione di sunti e convinzioni -> 4. La sperimentazione attiva tramite l’azione. Ogni persona è solita dar maggior peso ad una di queste fasi. Riconoscendo questa focalizzazione è importante cercare di migliorare il lato in cui si è più carenti. Il riflessivo cercando di agire maggiormente mentre il pratico cercando di riflettere di più.

8. Se solo potessi migliorare ciò che faccio allenandomi mentalmente, dove arriverei?

Quando pensiamo a ciò che non vogliamo si verifichi nella nostra vita, il nostro cervello deve per comprendere, immaginarsi di fatto la situazione indesiderata, e dopo essersi immaginato tutto imporsi di dimenticarla! Ecco un grande errore.

E’ estremamente negativo preconfigurarsi mentalmente situazioni negative con basse probabilità che accadano perché nella vita attiriamo ciò che pensiamo con maggior forza ed intensità.

Perché allora non sfruttare la potenza del nostro cervello usando delle visualizzazioni positive?

Il vantaggio di preconfigurarsi situazioni positive è dato anche dal fatto che il nostro cervello non distingue tra ciò che è vero e ciò che inventato. Alleniamo quindi a alimentare un’immaginazione positiva che ci faccia visualizzare positivamente le situazioni che vorremmo vivere e raggiungere. La vittoria in una sfida, un incontro con la persona amata, una trattativa difficile che si conclude positivamente. Vivendo in prima persona ciò che si desidera raggiungere costruiamo un ponte verso il futuro, che ci permettere di vivere in anticipo la situazione che vorremmo si realizzasse, e che poi spesso siamo in grado poi di raggiungere.

9. Se solo potessi crescere velocemente ergendomi sulle spalle dei giganti, che farei?

Il tempo è la nostra risorsa più preziosa. Spesso ci sembra poco da non poterci soffermare a riflettere o da non poter impegnarci a studiare e migliorarci. Ma la strada verso il benessere economico e personale passa attraverso il costante sforzo di investire sempre nel proprio sviluppo personale e professionale, magari rinunciando a qualche ora di sonno.

Bisogna essere affamati di sapere, coltivare la voglia di migliorarsi, nutrire lo spirito, confrontarsi, migliorare flessibilità e creatività, confrontarsi col mondo, in un processo di miglioramento continuo. Formatevi, seguite corsi, mettetevi in discussione, cercate nuove avventure, nuove prospettive.

Circondatevi di persone positive, individuate coloro che sanno eccellere nel proprio campo, cercate mentori che sappiano indicarvi il cammino, non abbiate paura di chiedere, domandare, salite sulle spalle dei giganti dell’eccellenza e guardate dall’alto la vita, vivendola da protagonisti, in modo etico ed onesto.

 

“Vivi come se dovessi morire domani.

Impara come se dovessi vivere per sempre” (Mahatma Gandhi)

 

E voi che domande pensate possano cambiare la vostra vita?

Trovate il tempo e l’energia per porvele e rispondere con sincerità?

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Commenti su: "Se solo mi facessi delle domande diverse…" (1)

  1. sabina ha detto:

    Ottimo lavoro. Sintesi compendio di un modo di affrontare le scelte di vita lavorative e non cui ispirarsi nel percorso di crescita personale.
    Porsi domande giuste e soprattutto capire bene le risposte…essere disposti al cambiamento agendo non sulle ns mancanze ma migliorando i nostri punti di forza.
    Vivere il presente: che cosa complessa ma altrettanto geniale, il passato non ritorna ed il futuro non e’ ancora, eppure quasi mai si riesce a vivere l’oggi e ad assaporarlo…

    Grazie

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