Open innovator

Andando a pranzo oggi ho incontrato sul mio cammino un’immagine emblematica. Un gregge  fermo sotto un cartello di senso unico. La cosa sarebbe passata forse inosservata se non avessi avuto fra le mani dopo pranzo una riflessione scritta in un blog di tale Beppe.

Beppe vive nascosto tra i prati. E’ li che nascosto tra i fili d’erba frinisce quotidianamente. A qualcuno può dar fastidio, altri lo adorano. Di sicuro nella quiete piatta di una notte senza luna si fa notare.

Ascoltavo le sue riflessioni di ieri:

“Se non ci fossero i politici di professione, non esisterebbero i conduttori di talk show. Vivono in simbiosi come il paguro bernardo e l’attinia. Coppie di fatto e di interesse. Con il trascorrere del tempo si assomigliano, come due vecchi coniugi, o come quelle persone che sono tali e quali al cane che portano a passeggio ai giardinetti. Il conduttore può avere il guinzaglio corto o lungo. I primi sono cani da lecca, reparto conservatori, i secondi da riporto, sempre presenti nella corsia dei progressisti. Il conduttore è super partes, si pone in mezzo a due fazioni che si insultano e alzano la voce. Il suo compito è quello di ravvivare la conversazione, eccitare i galli da combattimento in studio. Più merda, più share. E’ la dura legge della pubblicità e del loro stipendio.

Lo scontro ha come affresco trespoli, plastici, balconate e file contrapposte di centosinistri e centrodestri ghignanti e grotteschi, degni di un quadro di Bruegel. Il contraddittorio è un match di wrestling americano, nessuno si fa male e dopo la sceneggiata tutti insieme per una spaghettata di mezzanotte. I conduttori di talk show non hanno bisogno della museruola, è incorporata nella mascella. Per durare devono abbaiare con moderazione”.

Si può essere d’accordo o no con una riflessione. Si può odiare od amare l’uomo. Si può demonizzare l’idea politica o meglio l’antipolitica.

Di sicuro non si può non essere d’accordo sul fatto che sui mass media si vedono troppo spesso le solite facce, i soliti concetti, triti e ritriti. L’impressione in effetti è quella che il sistema si autoprotegga, si autoalimenti con talk show gridati e mai garbati, con risse più o meno programmate, con risultati quasi sempre scontati: tutti hanno ragione e non si riesce a fare chiarezza.

Così anche il nuovo che entra nel sistema spesso si inquina, si appiattisce, si conforma alle regole del sistema. Servirebbe una scuola di giornalismo, di vecchio giornalismo. Quello imparziale e vero. Vero perché cerca la verità e non crea verità per far piacere a qualcuno.

Servirebbe davvero una ventata di novità che spazzasse via lottizzazioni, spartizioni, correnti…

Ma forse in un’Italia che non trova verità neanche nelle aule dei tribunali, che non trova giustizia neanche nei gradi d’appello è chiedere troppo. Ci accontenteremmo di facce nuove, oneste, con idee giovani e senza collari e guinzagli. Forse il grillo qualche buon consiglio lo porta la sera… Basta non voltarsi dall’altra parte a dormire, magari assopiti dopo un bel reality.

Grilli a parte voi che ne pensate? Non è ora di svegliarci e spegnere talk show farlocchi, reality show indecenti fatti con i soldi del nostro canone e vedere un po’ di aria nuova anche in TV?

Il rischio è che ci dicano sempre in che direzione andare, magari guidati da un pastore radiocomandato che ci indirizza magari verso il macello…

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